CASA

2019

Cerotti, casetta di cartone, mercurocromo, carta

87 x 71 x 88 cm

Quattromila cerotti ricoprono le pareti di cartone di una casetta ritinteggiata con il mercurocromo. Durante due mesi di lavoro, la ripetizione del gesto ha assunto la cadenza, la disciplina e il ritmo di un rito. La medicazione applicata sulla superficie è il segno di un’ordinata attenzione, una presa in cura tangibile e visibile. L’illusione mimetica prende i toni cromatici dell’epidermide. La presenza della ferita viene testimoniata dal tentativo stesso di coprirla e nasconderla.

 

ABBANDÒNÀTI 

Capelli, campana di vetro, forcine in ferro 

Una corona intrecciata prende forma dai capelli lasciati per strada da persone sconosciute e conosciute, raccolti nel corso di tre anni. La massa raccolta è sostenuta da forcine in ferro e  protetta da una campana di vetro, con un richiamo alla sfera religiosa della tradizione partenopea per i presepi e le reliquie.

 

L’indagine si sofferma sull'ambivalenza contenuta nel concetto di «abbandono», inteso sia come atto del lasciare per sempre che come affidamento totale all'altro.

 

WELCOME 

zerbino con fibre di cocco

Al centro di uno zerbino capovolto si trova una composizione in fibre di cocco. La forma triangolare, simbolo del sesso femminile dal Paleolitico, è costruita attraverso l’operazione manuale di estrazione dei fili con l’utilizzo di un uncinetto.

Partendo dall’analisi delle questioni di genere, in WELCOME ho cercato di esplorare la sottile linea che esiste tra complicità ed estraneità nelle dinamiche di potere.

 

OMISSIS 

Lenzuola di lino bianco, sedia in legno, fibbie in pelle,

fuso in legno, stoppino di capelli umani, chiodi, spazzola in legno. 

OMISSIS è un’installazione creata tra il 2017 e il 2018, che prende forma dal riutilizzo di oggetti qualsiasi logorati e vissuti, ritrovati nei luoghi del quotidiano e carichi di tutti gli attaccamenti di cui sono investiti. ​Omissis è l’abbreviazione della formula latina ceteris omissis «omesse le altre cose», con cui si avverte che sono state omesse “cose” ritenute non necessarie. L’intento è di interrogarsi su ciò in cui si può credere e ciò in cui non si può credere, facendo largo alle contraddizioni che si celano nello sconfinato territorio della storia e della memoria.

 

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